Undicesimo Comandamento: Non Comprare!

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Estate: tempo di diete, tutti vorremmo magicamente vederci più snelli, atletici e sani. I miei pazienti sanno che la dieta “last minute” non sempre è praticabile e allora si approcciano alla tematica prendendosi per tempo.

 

Un aspetto su cui rifletto con loro è l’esposizione alle cosiddette “tentazioni”. Quando arrivano al controllo, devo dire tutti con ottimi risultati, ci diciamo molto serenamente se ci sia stata qualche “svista alimentare” nel periodo. Non di rado mi dicono che sono inciampati in qualche patatina fritta, biscotto al cioccolato, crema spalmabile alla nocciola.

 

La prima domanda che io pongo loro è: “era buona la cosa che hai mangiato?” e la seconda è “perché ce l’avevi in casa?”.

 

In effetti la prima cosa da fare quando si inizia un percorso alimentare è eliminare qualsiasi cibo spazzatura o tentazione sia presente a casa, regalare gli snack presenti nella dispensa e – punto fondamentale – non comprarli. Se sei tu a fare la dieta e sempre tu che fai la spesa, comprare “cibo che non dovresti mangiare” non ti semplifica di certo la vita!

Sembra una banalità ma l’atto di fare la spesa in maniera intelligente è il primo passo verso la consapevolezza che mangiare bene è un atto d’amore verso noi stessi. Acquistare lucidamente quanto previsto dal piano alimentare e leggere le etichette è il primo passo per imparare a nutrirsi e non solo a deglutire cose.

 

Nel mondo animale la madre allattando fornisce cibo e amore alla prole, i volatili scelgono con cura il cibo per i piccoli, i mammiferi procacciano la preda per il branco, non fanno di certo ingurgitare ai piccoli la prima fonte alimentare disponibile. Nutrire è, in qualche modo dunque, “dare” e se non impariamo a donare attenzione e cura per primi a noi stessi, non dobbiamo aspettarci che lo faccia qualcun altro. Mangiare bene vuol dire volersi bene e prima ancora pensare che questo bene ce lo meritiamo.

Estate: guerra senza quartiere alla cellulite

Lotta alla cellulite

Anche se il meteo ci ha regalato fino a qualche giorno fa uno scorcio di autunno, tra poco tutte noi saremo chiamate e invogliate a scoprire le gambe, con tutti gli aspetti connessi.

Ipotonia, flaccidume, ritenzione e pallore possono diventare un deterrente e farci affezionare ai leggings anche d’estate; fortunatamente la Medicina Estetica sa dare delle risposte concrete.

Ecco le tre regole auree per conseguire un risultato estetico tangibile:

  • Approccio globale
  • Corretto timing
  • Costanza e consapevolezza

Approccio globale

Per combattere efficacemente la cellulite occorre agire sui vari fattori che la determinano – ovvero alimentazione, sedentarietà – e intervenire con trattamenti corretti. Tra gli ultimi, il bravo medico estetico saprà consigliarvi a seconda del vostro tipo di cellulite un percorso specifico e mirato: ad esempio per ottimizzare il tono oppure per ridurre la ritenzione idrica, oppure ancora per minimizzare l’antiestetica “buccia d’arancia” e rimodellare i cuscinetti.

Corretto timing

Essendo la cellulite una patologia cronica, non è realistico pensare di risolverla in 4-5 sedute. Dunque, care amiche, prendetevi per tempo: almeno 2-3 mesi prima della spiaggia se desiderate godere dei primi risultati.

Costanza e consapevolezza

Se è vero che il percorso per migliorare e curare la cellulite (che tecnicamente è una sindrome cronica chiamata Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica) prevede qualche tempo, è pur vero che non necessariamente occorrono decine di sedute (con relativo esborso di danaro) per apprezzare i miglioramenti.

Come ho già avuto modo di scrivere, sono contraria a dare protocolli terapeutici a lungo termine, in quanto, se ben selezionati, i primi 4-5 trattamenti potrebbero cambiare e migliorare il quadro clinico in maniera tale da porre il medico onesto di fronte alla possibilità di stoppare la terapia di attacco e impostare il mantenimento o di cambiare tipologia di terapie in ragione proprio della risposta del tessuto.

 

Da donna che lavora ho tempi molto ristretti da dedicare alla cura del corpo, ma non rinuncio alla seduta settimanale di carbossiterapia e mesoterapia, trattamenti curativi anche per la stasi linfatica e l’insufficienza venosa. Quando invece posso dedicarmi un po’ più di tempo, approfitto per sottopormi invece a Velashape e diatermia: davvero tecnologie fantastiche, alleate delle donne!

Ricette acqua aromatizzata

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Il prossimo mese miei cari lettori, vi anticipo che parleremo compiutamente di acqua. L’elemento fondamentale per la sopravvivenza del genere umano sul pianeta, è elemento centrale per l’alimentazione, ma non tutte le acque sono uguali…

Questo mese però vi do un’idea per rendere l’acqua una bevanda gradevole e arricchita di proprietà antiage e diuretiche. Ho suggerito le preparazioni che trovate qui sotto ad una mia paziente pasticcera, la quale ha allestito nel suo locale una “spina” che ha fatto tendenza, se voi la offrite agli amici il figurone è assicurato!

Acqua aromatizzata alla fragola e menta

Prendete una caraffa lunga di vetro trasparente e ponete 15 fragole non mature (rilascerebbero la polpa rossa) sul fondo, unite un pesto di menta fresca bianca o verde (a seconda se gradite un gusto più delicato o deciso) e mettete in frigo per 24 ore. Servite con ghiaccio.

Acqua aromatizzata allo zenzero e limone

Prendete una caraffa lunga di vetro trasparente e ponete una radice di zenzero pelata e ridotta a fettine non troppo sottili, unite un cedro oppure 2 limoni tagliati a fette ma muniti di buccia e ponete in frigo per 2 ore. Servite con ghiaccio e una spolverata di cannella se gradita.

Acqua aromatizzata al pepe di cayenna e arancia

Prendete una caraffa lunga di vetro trasparente e ponete 2 arance non troppo mature tagliate a fette con tutta la buccia (ovviamente prima le avrete ben lavate) sul fondo, unite 4 bacche di cannella e 3 grani di pepe di cayenna (il pepe è opzionale) e mettete in frigo per 24 ore. Servite con ghiaccio.

Di stress ci si ammala, ma dallo stress si può guarire

Di stress ci si ammala, ma dallo stress si può guarire

Ti senti tirato in causa se leggi: stanchezza cronica, disturbi del sonno o dell’appetito, irritabilità del colon o stipsi, disturbi del tono dell’umore, alterazioni del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, frustrazione, ansia, sensazione di noia, disturbi del sonno, alterazione della funzionalità della tiroide/disturbi ormonali aspecifici, disturbi funzionali a carico dell’apparato cardio-circolatorio (es. ipertensione, ipotensione), cambio delle masse corporee non associate a cambiamenti nutrizionali (alterazioni metaboliche), abbassamento delle difese immunitarie (con maggiore vulnerabilità alle malattie), cefalee, problemi dermatologici, disturbi della sfera sessuale, ecc.

Ebbene, benvenuto nella grande famiglia dei MUS (Medical Unexplained Sintomps) ovvero sintomi vaghi e aspecifici che la classe medica fatica ad inquadrare in diagnosi e relativa terapia. La letteratura scientifica riconosce a tutt’oggi fino a 90 MUS, quelli appena riportati sono di fatto quelli più frequentemente registrati presso gli ambulatori di medicina generale.

I MUS sono una larga famiglia di disturbi di varia natura correlati allo squilibrio del Sistema Neuro-Vegetativo, legati soprattutto all’alterazione dell’asse HPA (Hipothalamic-Pituitary-Adrenal Axis, “asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene”).

Mi sono imbattuta in questa categoria, prima sconosciuta, quando cercavo di trovare soluzione per i tanti pazienti che si rivolgevano a me scoraggiati dal non riuscire a perdere peso o arrestare la caduta dei capelli nonostante stretta aderenza alle terapie. Tali pazienti manifestavano di base un basso tono dell’umore, si sentivano sempre stanchi e insoddisfatti e non raramente dormivano male.

Empiricamente ho sempre toccato con mano che la relazione col proprio peso corporeo o con i propri capelli rifletta ben più di quante calorie si introducano o che shampoo si utilizzi e nel mio approccio, spessissimo, la terapia nutrizionale e la gestione dello stress si inseriscono nell’approccio antiage e di cura dei capelli, ma sentivo che c’era di più

Come si spiega altrimenti la facilità del tornare al peso forma quando si fanno delle scelte sentimentali o lavorative più affini al nostro sentire? O viceversa i gonfiori al termine di una giornata di lavoro snervante? E vogliamo parlare dei disturbi del sonno? Insomma il benessere passa attraverso l’ascolto di questi segnali che fortunatamente ora riusciamo a quantificare scientificamente grazie all’approccio integrato di studio della composizione corporea (test scientifici rigorosi quali la BIA-ACC Analisi Clinica della Composizione Corporea), e del funzionamento del sistema nervoso autonomo in relazione con lo stress.

E come spesso accade: “quando si chiede, la risposta arriva!” A me è arrivata attraverso l’incontro con il Dottor Marco Gaggiato: la risposta alla domanda di salute globale è data dall’integrazione di varie professionalità e qui tiriamo in ballo la nutrizione, la medicina estetica e l’osteopatia.

L’aiuto effettivo che l’Osteopatia può apportare alla medicina allopatica può risiedere nei trattamenti per la normalizzazione delle distonie neurovegetative, uno dei campi dove le tecniche dell’Osteopatia trova grandi soddisfazioni e ottimi risultati con un numero medio di 4 sedute per cominciare a ridurre notevolmente questi disturbi.

Per maggiori informazioni sull’approccio Nutrizione-Osteopatia-Invecchiamento e Benessere contattaci al numero 0422 842588!

Perdita di capelli e cambio di stagione: ma se dura per più di 2 mesi ci dobbiamo preoccupare?

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Tutti noi abbiamo esperienza della caduta di capelli stagionale. Sappiamo che in autunno e primavera, come tutti i mammiferi con manto, anche noi uomini siamo soggetti alla muta stagionale e dunque preveniamo la perdita di capelli stagionale che può essere anche cospicua con integratori per bocca e fiale rinforzanti.

Non è infrequente però che la perdita di capelli continui, magari meno copiosa, anche dopo il cambio di stagione e che i pazienti, soprattutto le donne, notino un assottigliamento del fusto del capello soprattutto a livello delle attaccature frontotemporali.

Tipicamente, osservando i capelli dall’esterno, la massa appare cospicua e ben conservata, invece sollevando i capelli come per raccoglierli in una coda alta, l’attaccatura frontale risulta impoverita. Ci si deve preoccupare? No, ma con un semplice test si può tenere sotto controllo la situazione e capire se è il caso di rivolgersi al proprio medico tricologo di fiducia.

Il wash test come segnalatore per la perdita di capelli stagionale

Si tratta del wash test, indicatore che uso moltissimo con i miei pazienti in quanto non invasivo, riproducibile e affidabile. Consiste nel non lavare i capelli per 5-6 giorni e al successivo lavaggio di contare quanti capelli si fermano sul piatto della doccia (solitamente faccio mettere una garzina a guisa di filtro sullo scarico). Ebbene, se il paziente conta 200 capelli e vede una caduta degli stessi con assottigliamento da più di 4 mesi, si potrebbe trattare di Telogen Effluvium Cronico.

Questa condizione è benigna e suscettibile di terapia medica, ma necessita di diagnosi e follow up corretto in modo da condurre al più presto la condizione a miglioramento e risoluzione.

La sorveglianza di filler permanenti

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Sempre più frequentemente giungono nei nostri ambulatori pazienti che in passato hanno subito iniezioni di filler non riassorbibili sul volto (olio di silicone, poliacrilamide, ecc.) o che non sanno cosa sia stato loro iniettato, ma dopo parecchi anni sentono ancora residui di filler sotto la cute.

Alcune di queste pazienti purtroppo ne presentano i segni (granulomi, infezioni croniche, discolorazioni, edemi incostanti, indurimento del tessuto) e non hanno, o almeno fino ad ora non hanno avuto, una struttura di appoggio che conoscesse e trattasse tali problematiche.

Dato il pressing mediatico recente, alcuni colleghi mi hanno chiamato per confrontarsi su come gestire queste pazienti ed ho iniziato ad occuparmene in maniera continuativa.

Come gestire in sicurezza la fase post-trattamento

Le complicanze o l’evoluzione nefasta dell’impianto di un filler non riassorbibile purtroppo non sono evenienze rare, tuttavia molti medici non la riconoscono o non la sanno gestire. L’approccio per la sicurezza del paziente è complesso e necessita di competenze mediche, chirurgiche e radiologiche.

Da qui l’idea di creare una task force in cui il Medico Estetico faccia la diagnosi e la terapia dell’impianto eventualmente complicato, il Medico Radiologo (specializzato in ecografia dei tessuti molli) monitori con ecografia specialistica il comportamento del filler permanente presente sul viso della paziente e il Chirurgo Plastico, qualora il quadro lo necessiti, impronti un’eventuale rimozione.

Nel mio studio offro alle pazienti tale approccio integrato, ad una cifra assolutamente simbolica, in quanto una grande azienda farmaceutica, la Merz Aesthetics, molto sensibile alla sicurezza dei prodotti e all’elevazione delle competenze nella Medicina Estetica, ha deciso di occuparsi delle spese maggiori dell’iniziativa.

 

Per maggiori informazioni sull’iniziativa e sui prezzi chiama il num. 0422 842588.