Uguali come due gocce d’acqua? Non proprio

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In un mondo in cui moltissima attenzione si presta al cibo (chef che diventano star acclamate, materie prime più preziose delle gemme, impiattamenti degni di designer navigati) e al vino, ci siamo mai chiesti, quando ordiniamo dell’acqua, cosa in effetti ci viene servito?

Eh sì perché non tutte le acque sono uguali e, talvolta, soprattutto in presenza di determinate patologie, non è sbagliato chiedere al ristoratore qualche informazione in più in merito all’acqua che ci viene versata.

Quale acqua scegliere?

Il mondo delle acque minerali è davvero vasto, le etichette sono moltissime e la legislazione italiana contenente i criteri di valutazione delle acque minerali naturali è molto articolata.

Tale complessità si riflette anche nelle etichette che rivestono le acque minerali naturali.

Cosa vale la pena di rilevare allora nell’etichetta per orientarsi in questo dedalo acquatico? La prima cosa che dovremmo cogliere è la dislocazione della sorgente e la distanza dal luogo di consumo. Non di rado accade che, pur avendo una fonte vicina a noi, si consumino acque di provenienza lontana.

A parità di qualità, dovremmo tentare di bere acqua di sorgenti vicine, per ridurre l’impatto dell’inquinamento dovuto al trasporto su gomma di merci, che rappresenta ancora oggi il principale mezzo di trasporto utilizzato negli scambi commerciali

Le caratteristiche chimico-fisiche delle acque minerali

Entrando nel dettaglio delle caratteristiche chimico-fisiche poi, è bene evidenziare il Residuo Fisso che indica la quantità di minerali in essa disciolta nell’acqua. È un valore che distingue le varie tipologie di acqua e si identifica portando ad ebollizione l’acqua di diversi tipi (100°C) con successiva essiccazione alla temperatura di 180 °C.

In base al valore del residuo fisso le acque vengono classificate in:

  • Acque minimamente mineralizzate, con residuo fisso minore a 50mg/l, molto digeribili e utilizzate nell’alimentazione neonatale e in gravidanza.
  • Acque oligominerali, con residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l, che risultano le acque più consigliate per un individuo in buona salute e in patologie come la calcolosi renale, la gotta, ecc.
  • Acque medio minerali con residuo fisso tra 501 e 1500 mg/l, che sono le più indicate e consigliate in casi più specifici quando servano minerali depleti a causa di patologie (anemia, osteoporosi, colon irritabile, carie, denutrizione, ecc.) oppure in caso di attività sportiva intensa.

Confrontando le varie etichette ci si rende conto che non basta seguire la pubblicità o le mode per scegliere l’acqua giusta. Tante acque blasonate che dovrebbero ridurre la ritenzione, ad un’attenta analisi rivelano invero un residuo fisso davvero alto.

Tra le acque più leggere vi è la Lauretana (che si laurea “Acqua più leggera d’Europa”) e poi l’acqua Sant’Anna che dunque può essere utile a chi segue un’alimentazione atta a ridurre gli inestetismi della cellulite.

Come orientarsi allora?

Facendo una rapida panoramica di alcune condizioni frequenti si può affermare che chi soffre di stipsi, ad esempio, può privilegiare acque con alta concentrazione di magnesio da assumere magari per 2 bicchieri al giorno, mentre un’acqua oligominerale o mediominerale con una concentrazione di calcio troppo elevata, potrebbe dare problemi a chi soffre di calcolosi renale.

Gli individui affetti da calcolosi biliare potrebbero trovare utilità nel consumare, non esclusivamente, acque ricche di zolfo, mentre le persone anemiche potrebbero considerare di integrare l’idratazione quotidiana con acque ricche di ferro. Ancora una concentrazione elevata di bicarbonato potrebbe giovare a individui che soffrono di acidità gastrica o candidosi recidivante, mentre le acque fluorate potrebbero ridurre l’incidenza di carie.

Gli individui ipertesi inoltre dovrebbero sempre monitorare il livello di sodio, mentre chi ama le bollicine può rendersi conto se effettivamente l’acqua che beve è naturalmente “vivace” a seconda della concentrazione di anidride carbonica presente nella sorgente.

Quanta acqua è meglio bere?

Dopo aver scelto che acqua bere, occorre valutare quanta berne. Se è vero che è meglio abbondare che deficere, occorre tenere in considerazione il bilancio idrico corporeo ovvero la differenza tra quanto beviamo e quanto il nostro corpo sia in grado di eliminare (con la diuresi ma anche con la sudorazione e con la perdita involontaria chiamata perspiratio insensibilis).

È evidente che se un individuo si idrata con 2 litri di acqua al dì ma non suda e fa poca “plin plin” (giusto per richiamare un celeberrimo), aumentare l’introito idrico può non essere così vantaggioso; si rivela invece utile affrontare la questione col proprio nutrizionista e verificare che non vi siano condizioni di accumulo di liquidi, le quali esulano dalla ritenzione idrica “estetica” e necessitano di approfondito inquadramento.

Le acque termali e l’idropinoterapia

Per chi poi si appassionasse all’argomento esistono luoghi meravigliosi in cui si fa largo uso delle acque termali e minerali nella cosiddetta idropinoterapia; potremmo scegliere come meta vacanziera, una particolare sorgente di acqua benefica per le patologie cutanee, intestinali, immunitarie, genitali ecc.

Acqua e nuove tendenze

Da ultimo, per i più modaioli, stanno nascendo anche in Italia nelle grandi città, dei bar specializzati in cui si presentano carte dell’Acqua che nulla hanno da invidiare alle cantine o alle enoteche più prestigiose. Secondo gli esperti, novelli sommelier astemi, ciascuna acqua si accosterebbe infatti a una particolare pietanza cristallizzandone il sapore senza coprirlo.

Vivere bene è una questione di scelte che possiamo e dobbiamo valutare anche partendo dai piccoli gesti quotidiani come l’idratazione: e allora non perdiamoci in un bicchier d’acqua!

Il trucco del cocco

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In qualsiasi isoletta paradisiaca vi troviate, se siete riuscite ad agguantare una rivista vi sarà probabilmente apparsa un’immagine di questa o quella top model mentre si disseta avidamente dal ventre di un bel cocco. Se la top si abbevera alla fonte del cocco, perché noi non dovremmo?

L’acqua di cocco in effetti è una bevanda molto dissetante, ricca di vitamine e oligoelementi depurativi e drenanti che garantisce un bassissimo apporto calorico rispetto ad altre bevande derivate dalla frutta (circa 45 kcal per bicchiere).

Varrebbe la pena approfittare del frutto appena colto per dissetarsi e detossificarsi. Ma attenzione! Guai a confondere l’acqua di cocco con il latte di cocco: succo ben più gustoso, zuccherino e calorico che di certo non possiamo includere ogni giorno nella nostra dieta da vacanza!

Gestione delle vacanze in Croazia

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I miei pazienti sono davvero bravi, mi portano ad ogni controllo grandi risultati e nuova consapevolezza rispetto al proprio corpo e al proprio modo di mangiare, allora d’estate cerco di coniugare le esigenze di linea col sano relax e godimento che in vacanza ci spetta.

In linea generale in vacanza ci si rilassa e si assaggia la cucina locale: suggerisco come regola di tenere i carboidrati nella prima parte della giornata e le proteine nella seconda parte della giornata.

Si parte dalla colazione

A colazione, sia in albergo che in appartamento, la maggior parte di noi ama fare un pasto ricco, per poi alleggerire la restante parte della giornata che si svolge tra spiaggia, visite a siti culturali e passeggiate. Dunque ecco qualche idea per gestire a tavola una delle mete più amate dal turismo italiano degli ultimi anni, ovvero la Croazia.

A colazione dunque, accanto al the o al caffè rigorosamente non dolcificati, possiamo scegliere del pane tostato con marmellata senza zuccheri aggiunti, frutta fresca e yogurt, oppure per gli intestini che in vacanza si impigriscono possiamo optare per yogurt, muesli, prugne e frutta secca. Oppure ancora, per chi non resiste alla tentazione di assaggiare la pasticceria del posto, un bel pezzo di Lissa (focaccia dolce tipica della regione) accanto a frutta fresca.

I consigli per il pranzo

Se invece preferiamo concentrare il carico di carboidrati a pranzo (bei primi piatti, magari di pesce oppure panini ricchi) la mattina sarebbe opportuno fare colazione salata a base di uova e prosciutto crudo Dalmata.

A pranzo nell’ambito di una ipotetica settimana di vacanze possiamo toglierci qualche sfizio a giorni alterni pranzando con un pezzo di focaccia senza formaggio se si è in spiaggia, oppure un primo piatto con del pesce (attenzione alle quantità!), oppure ancora per gli amanti del gelato possiamo sostituire un pasto dando sfogo alla gola senza penalizzare troppo la linea, scegliendo 3 gusti accompagnati da frutta fresca, evidentemente non come regola!

Per i rigorosi invece sono sempre valide le opzioni di insalatone di pesce e verdura.

Come concludere la giornata

A cena invece via libera a pesce crudo o cotto in quantità e verdure, ottimo è anche lo stufato di pesce tipico Riblji Paprikas o le salsicce saporite Cevapcici.

È obbligatorio ovvimente bere due litri di acqua e camminare o comunque muoversi moltissimo, nonché limitare l’alcol, privilegiando del buon vino rispetto a superalcolici e sempre a stomaco pieno.

Spiaggia: 3 consigli utili

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Ormai da anni si sta diffondendo una “cultura” diversa nel vivere il mare.

Basta abbronzature mogano ed esposizione solare ad ore killer, sappiamo che una buona protezione solare (fattore 30 o 50 per pelli sensibili e fototipi molto chiari) e il buonsenso possono metterci al riparo da invecchiamento precoce, macchie cutanee e rischi ben più gravi di stimolare neoformazioni cutanee.

Se stiamo diventando disciplinati dal punti di vista della protezione della cute, perché non diventarlo dal punto di vista alimentare? Di certo la pelle, la linea e l’umore ne gioveranno!

E allora 3 consigli take away per la spiaggia:

  • Assicurati di avere sempre reperibile una fonte di idratazione: se scegli spiagge deserte o calette isolate dove non si trovano ristori, sii previdente: riponi nel congelatore 3 bottigliette da 50 cc di acqua (addizionata di limone se gradisci) la sera prima. La mattina ricordati di cacciarle nella borsa da spiaggia, il calore estivo scioglierà via via il blocco di ghiaccio approvvigionandoti di una bevanda sempre fresca e disponibile.
  • Mangia tanta frutta colorata, ricca di Vitamina C e Beta carotene, anche in pratici smoothies o centrifughe come aperitivo, al posto dell’alcol che non ha alcun potere nutriente e sottopone il fisico già stressato dalla calura, ad ulteriore stress rallentando la digestione e forzando la diuresi.
  • Per toglierti la voglia di gelato salvaguardando la linea, ogni tanto puoi sostituire al pranzo 2-3 palline di gelato preferibilmente alla frutta, come alternativa per il pranzo; se invece lo preferisci a merenda, fai una bella passeggiata veloce di un’oretta per smaltire il surplus, e la sera stai leggera!

Undicesimo Comandamento: Non Comprare!

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Estate: tempo di diete, tutti vorremmo magicamente vederci più snelli, atletici e sani. I miei pazienti sanno che la dieta “last minute” non sempre è praticabile e allora si approcciano alla tematica prendendosi per tempo.

 

Un aspetto su cui rifletto con loro è l’esposizione alle cosiddette “tentazioni”. Quando arrivano al controllo, devo dire tutti con ottimi risultati, ci diciamo molto serenamente se ci sia stata qualche “svista alimentare” nel periodo. Non di rado mi dicono che sono inciampati in qualche patatina fritta, biscotto al cioccolato, crema spalmabile alla nocciola.

 

La prima domanda che io pongo loro è: “era buona la cosa che hai mangiato?” e la seconda è “perché ce l’avevi in casa?”.

 

In effetti la prima cosa da fare quando si inizia un percorso alimentare è eliminare qualsiasi cibo spazzatura o tentazione sia presente a casa, regalare gli snack presenti nella dispensa e – punto fondamentale – non comprarli. Se sei tu a fare la dieta e sempre tu che fai la spesa, comprare “cibo che non dovresti mangiare” non ti semplifica di certo la vita!

Sembra una banalità ma l’atto di fare la spesa in maniera intelligente è il primo passo verso la consapevolezza che mangiare bene è un atto d’amore verso noi stessi. Acquistare lucidamente quanto previsto dal piano alimentare e leggere le etichette è il primo passo per imparare a nutrirsi e non solo a deglutire cose.

 

Nel mondo animale la madre allattando fornisce cibo e amore alla prole, i volatili scelgono con cura il cibo per i piccoli, i mammiferi procacciano la preda per il branco, non fanno di certo ingurgitare ai piccoli la prima fonte alimentare disponibile. Nutrire è, in qualche modo dunque, “dare” e se non impariamo a donare attenzione e cura per primi a noi stessi, non dobbiamo aspettarci che lo faccia qualcun altro. Mangiare bene vuol dire volersi bene e prima ancora pensare che questo bene ce lo meritiamo.

Estate: guerra senza quartiere alla cellulite

Lotta alla cellulite

Anche se il meteo ci ha regalato fino a qualche giorno fa uno scorcio di autunno, tra poco tutte noi saremo chiamate e invogliate a scoprire le gambe, con tutti gli aspetti connessi.

Ipotonia, flaccidume, ritenzione e pallore possono diventare un deterrente e farci affezionare ai leggings anche d’estate; fortunatamente la Medicina Estetica sa dare delle risposte concrete.

Ecco le tre regole auree per conseguire un risultato estetico tangibile:

  • Approccio globale
  • Corretto timing
  • Costanza e consapevolezza

Approccio globale

Per combattere efficacemente la cellulite occorre agire sui vari fattori che la determinano – ovvero alimentazione, sedentarietà – e intervenire con trattamenti corretti. Tra gli ultimi, il bravo medico estetico saprà consigliarvi a seconda del vostro tipo di cellulite un percorso specifico e mirato: ad esempio per ottimizzare il tono oppure per ridurre la ritenzione idrica, oppure ancora per minimizzare l’antiestetica “buccia d’arancia” e rimodellare i cuscinetti.

Corretto timing

Essendo la cellulite una patologia cronica, non è realistico pensare di risolverla in 4-5 sedute. Dunque, care amiche, prendetevi per tempo: almeno 2-3 mesi prima della spiaggia se desiderate godere dei primi risultati.

Costanza e consapevolezza

Se è vero che il percorso per migliorare e curare la cellulite (che tecnicamente è una sindrome cronica chiamata Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica) prevede qualche tempo, è pur vero che non necessariamente occorrono decine di sedute (con relativo esborso di danaro) per apprezzare i miglioramenti.

Come ho già avuto modo di scrivere, sono contraria a dare protocolli terapeutici a lungo termine, in quanto, se ben selezionati, i primi 4-5 trattamenti potrebbero cambiare e migliorare il quadro clinico in maniera tale da porre il medico onesto di fronte alla possibilità di stoppare la terapia di attacco e impostare il mantenimento o di cambiare tipologia di terapie in ragione proprio della risposta del tessuto.

 

Da donna che lavora ho tempi molto ristretti da dedicare alla cura del corpo, ma non rinuncio alla seduta settimanale di carbossiterapia e mesoterapia, trattamenti curativi anche per la stasi linfatica e l’insufficienza venosa. Quando invece posso dedicarmi un po’ più di tempo, approfitto per sottopormi invece a Velashape e diatermia: davvero tecnologie fantastiche, alleate delle donne!